Ero Pulp e non lo sapevo
«Mi piace il Pulp!» - sono in tanti a dirlo, però pochi hanno le idee chiare sul senso di questo termine. Spesso viene erroneamente confuso con il trash, i b-movie, l’horror. Quindi, visto che NoSocial ci tiene alla vostra formazione e crescita personale, proverò a colmare l’eventuale lacuna.
Il Pulp, nel corso degli anni, ha avuto diversi significati. Dall’inglese polpa, il termine Pulp è stato utilizzato per indicare la pasta, una polpa maciullata di stracci o di legno, utilizzata per fare la carta. Una carta economica, adoperata per la stampa di prodotti editoriali di bassa qualità. Proprio per questo, negli anni ’50 un intero genere letterario prende il nome di Pulp. Non ha nulla a che vedere con il Pulp che intendiamo noi. Si tratta quasi sempre di gialli/polizieschi dalle ambientazioni cupe, umide di pioggia, polmoni impregnati di nicotina, lo stomaco del detective di turno, incompreso dalle donne, liquefatto nei troppi doppi whisky. Insomma, capito il genere?
Bisogna aspettare il 1994 quando Quentin Tarantino, con il suo capolavoro «Pulp fiction», attribuisce alla parola un nuovo significato completamente slegato dal passato. Con Tarantino il Pulp, la polpa, diventa bandiera dei maciullamenti e della violenza gratuita.
Tuttora non esiste un manifesto che definisca questa corrente artistica. Charles Bukowski, quando scriveva i suoi capolavori, forse pensava di fare pornografia o erotismo. Solo oggi, in pieno raptus catalogativo, possiamo dire che Bukowski è stato uno scrittore Pulp.
Come dicevo prima non esiste un manifesto autorevole che indichi le direttive della corrente “Pulp”, quindi, quella che vi propongo è la mia personale interpretazione di questo genere.
Se il Pulp si fondasse semplicemente su maciullamenti e violenza, probabilmente non staremmo qui a parlarne.
Provando a sintetizzare la «tecnica» Pulp, possiamo dire che consiste nell’abbinamento forzato di opposti: acqua e fuoco; vita e morte; piacere e dolore; bianco e nero.
Le emozioni contrastanti, messe a stretto contatto, generano un doppio fenomeno: si esaltano, esasperandosi vicendevolmente; si annullano nella confusione emotiva generata.
Sesso e morte, leit motiv del Pulp, mettono in subbuglio l’animo dello spettatore, gli elementi emotivi non sono incasellati secondo le classificazioni classiche. Ci si sente disorientati, quasi violentati dentro, nelle proprie abitudini percettive.
Eppure, nella sua “fiction”, il Pulp si avvicina molto alla vita reale. Le nostre esistenze non sono emotivamente incasellate. Nessuno trascorre una giornata, ma neppure un’ora, secondo i canoni classici dei generi: drammatico; comico; erotico; romantico ecc.
Nella vita è tutto mixato. Così capita che in una situazione triste, come un funerale, qualcuno commetta una gaffe che ci costringe a sorridere.
Il Pulp, quindi, crea fastidio nello spettatore, la confusione del non sapere a quale delle emozioni dare ascolto, porta a barcamenarsi tra l’una e l’altra, a esasperarle per poi sorprendersi nell’annullamento emotivo.
Queste scene, tratte dalla serie televisiva True Blood, sono un esempio pratico che vale più delle parole.
True Blood è incentrato completamente sulla filosofia Pulp, si passa dal romanticismo al sesso sfrenato per arrivare alla morte più cruenta, il tutto condito da litri di ottimo surrogato di sangue.
Guardando True Blood, sapreste riconoscere le emozioni che suscita in voi? Siete eccitati o provate orrore, disgusto? O sopraggiunge una terza sensazione diversa dalle prime due?
Considerando la definizione che ho dato del Pulp, è possibile ri-catalogare tanti artisti del passato, cominciando sicuramente da Caravaggio che scioccava con i suoi chiaroscuri, con le crudeltà di certe scene o con le modelle scelte per le sue Madonne, che lasciavano trapelare da pennellate seduttive le loro origini di prostitute.
Ovviamente attribuire il Pulp anche a Caravaggio avrebbe poco senso, soprattutto farebbe storcere naso e budella a tanti studiosi d’arte.
Lo scopo di quest’articolo non è scovare il Pulp nel passato, quanto, piuttosto capire un fenomeno artistico, che in maniera molto concreta, sfrutta meccanismi psicologici profondi dell’animo umano.
Termino ponendo una domanda: «E se il Pulp diventasse altro, ad esempio uno stile di vita, un nuovo modo di vedere il mondo. Qualcosa che abbatta gli stereotipi sociali che pigramente il nostro cervello utilizza?».



