Fight Club - David Fincher

Scritto da Marco Barazzi. Posted in Black

David Fincher, nato nel 1962 a Denver, in Colorado. Appassionato di cinema sin dall'infanzia, dopo aver conseguito il diploma presso la Ashland High School, in Oregon, e un breve periodo di lavoro come assistente operatore presso una casa di produzione di cinema d'animazione, a diciotto anni va a lavorare per la Industrial Light and Magic di George Lucas dove rimane per quattro anni esercitando diverse mansioni.

Lasciata la ILM inizia a dirigere spot commerciali per importanti aziende e video musicali per star come Madonna, Sting e Rolling Stones.

Banale per inconsistenza del finale e violenza gratuita, questo è stato il coro delle critiche all’uscita del film.

Per curare la sua insonnia causata da una grave depressione Edward Norton, un giovane americano dipendente dalle immagini pubblicitarie che consuma, di cui non si saprà mai il nome nel film, inizia a frequentare tutti i gruppi di supporto per malati terminali che trova e poter piangere liberamente in mezzo a sconosciuti apprendendo tecniche di meditazione. Questo cura la sua insonnia fino all’arrivo di Marla Singer (Helena Bonham Carter), drogata, isterica, ma sana ed estremamente affascinante, che irrompe in questi gruppi infastidendolo con la sua presenza da “falsa”.

Edward Norton in aereo incontra Tyler Durden, (Brad Pitt) poche battute taglienti tra uomo libero e uomo imprigionato in se, col quale finirà ad abitare e a picchiarsi. Combattere per trovare se stessi, questo è uno dei messaggi del film, messaggi portati da Tyler che diventa una specie di guru/messia dell'ultima generazione.

E l’idea di picchiarsi presto si concretizza in un club, il fight club. I membri di questo club creato da Tyler, che si battono a torso e a piedi nudi, senza scarpe, negli scantinati, seguendo solo le regole che pone Tyler, si riconoscono tra loro di giorno, fuori dal fight club, dai segni del combattimento che portano sul volto; ferite e lividi sono i segni di un corpo che è come una pagina da scrivere, e da mostrare, trovare il proprio ruolo con l’identificazione in un gruppo, il gruppo di chi si picchia.

Immagine dopo immagine, il film è un viaggio in scene curate in ogni particolare che si addentrano sempre di più nella paranoia e nella schizofrenia, dai toni scuri e colori denaturati, set bagnati e scene frenetiche, con le azzeccatissime musiche ossessive dei Dust Brothers, il fight club si allarga a tutte le principali città americane fino a sconfinare in un progetto allucinante di distruzione di massa per radere al suolo i simboli materiali del potere finanziario, cioè le banche, ridicolizzando al contempo l’idiozia che a volte produce lo spirito di gruppo, man mano che il numero di adepti cresce.

Il film è anzitutto una lotta tra due personalità distinte del protagonista, che inventa un amico immaginario, Tyler Durden appunto, in uno scontro a tutto campo, dapprima nel disperato bisogno di aiuto contro la solitudine, successivamente l’uomo è contro se stesso, la parte di se stesso che non ricorda e che porta avanti il progetto di distruzione di massa proprio dove desidera fermare il tutto.

Fincher gioca sulle due personalità di Edward Norton per condannare ed esaltare la violenza, creando equivoci che si protrarranno fino alla fine del film, permettendo differenti interpretazioni allo spettatore. Norton ha paura di Pitt, e ne è attratto.

Pitt riesce ad apparire come idolo poi come malato idiota per poi far capire che l'idiota non è lui ma chi lo sta guardando. Fuga da se stessi sfogando l’aggressività oppure combattere per trovare se stessi? Propendo per quest’ultima interpretazione, visto che il film è un’insieme di scene stilizzate e metaforiche, a volte grottescamente esagerate fino a scivolare nel comico, tra il paradosso e la verità sottesa: “Voi non siete i vestiti che indossate, il vostro lavoro, la macchina che guidate”.”Non sei libero se non sei disposto a perdere tutto.

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