Orangutan e scimmie sfruttate nei bordelli
In Indonesia e in Thailandia sarebbe prassi offrire orangutan ai clienti dei bordelli. Una veterinaria basca, Karmele Llano, ha salvato una femmina e adesso sta preparando una missione per liberarne altre dai desideri perversi degli sfruttatori.
La giovane partecipa a un progetto di difesa dei pochi oranghi che sopravvivono nelle foreste del Borneo centrale. Ed è lì che si è imbattuta in Pony, una femmina di 12 anni. Irriconoscibile: depilata, pulita, profumata. Le labbra abbellite di rossetto. Le zampe incatenate a un letto. Fuori, una fila di uomini in attesa del proprio turno. Gente che lavora nelle nelle piantagioni. Gente che, quando lei e i suoi compagni provarono a liberare Pony, passò alle mani. «Ci fu una rivolta, ci minacciarono con coltelli e machete - ha raccontato a un giornalista dell’Ansa di Madrid -. Chiamammo la polizia, arrivarono in trenta a salvare noi e lei».
Intanto dalla Svezia arriva la notizia di un aumento di abusi sessuali sugli animali. Veterinari e poliziotti hanno denunciato violenze su 161 cavalli, 18 cani, 17 vacche.
Politici e animalisti stanno lottando per dare il diritto alle scimmie alla vita, alla libertà, a non essere schiavizzate né torturate, chiedendo per i primati la protezione morale e legale di cui godono al momento solo gli esseri umani».
La Chiesa, per bocca del vescovo di Pamplona, invitò a «non concedere ai primati ciò che viene negato agli embrioni». L’«Osservatore romano» prese un’analoga posizione.
Ma i promotori della legge continuano per la loro strada, con l’obiettivo finale di far approvare dall’Onu una Carta dei diritti fondamentali delle grandi scimmie. In Nuova Zelanda sono già definiti.



