Paura e delirio a Las Vegas
Terry Gilliam: ex-Monty Python, autore delle splendide animazioni che hanno contribuito non poco al successo del gruppo comico, Gilliam si dà alla regia nel 1977 chiarendo subito quali siano le sue tematiche predilette: la confusione di sogno e realtà, pazzia e normalità, e la satira sociale al vetriolo; il tutto condito con un barocchismo figurativo che lo porta a stipare un'inverosimile quantità di dettagli in ogni fotogramma.
I suoi eroi sono sognatori incalliti messi a confronto con un tetro ambiente sociale e preda di continui dubbi su cosa sia reale e cosa sia fantastico. Tra i suoi film spiccano Brazil (1985), Le Avventure del Barone di Munchausen (1989), La Leggenda del Re Pescatore (1991), L'Esercito delle 12 Scimmie (1996).
Terry Gilliam è uno degli ultimi registi eroici che ci rimangono. Eroico non per una qualche sua bellicosità, ma per il coraggio di dire alcune cose difficili da digerire, indipendentemente dalle mode del politicamente corretto reaganiano o del politicamente scorretto odierno. Eccessivo in tutto, raramente capace di controllarsi, è uno dei classici registi che "o si ama o si odia".
Paura E Delirio a Las Vegas è innanzitutto un classico della letteratura contemporanea americana, un cult della controcultura e un simbolo dell'underground. Il libro di H.S. Thompson è stato ritenuto uno dei grandi libri inadattabili al cinema (come Il Pasto Nudo, poi rimetabolizzato da Cronenberg). Gilliam mette il suo obiettivo (grandangolare, come nella sua migliore tradizione) al servizio della trasposizione quanto più possibile fedele del romanzo. Ma ne esce ancora più personale di prima.
Il film racconta del viaggio di Raoul Duke (Johnny Depp) e del suo avvocato, il dottor Gonzo (Benicio Del Toro), nel cuore del Sogno Americano, a Las Vegas, città surreale simbolo della fortuna che può toccare a chiunque, fantasmagorica accozzaglia kitsch di stili e culture. In questo scenario i due sballati protagonisti, ufficialmente incaricati di scrivere un articolo su una corsa di moto da cross, si gettano in realtà in ogni sorta di eccesso, abusando di droghe ed alcol e portando scompiglio e distruzione all'interno dei lussuosi hotel, il tutto a spese della redazione del giornale. Senza una precisa linea narrativa, senza una "trama" classica ben definita, il loro viaggio si trasforma così in una "Divina Commedia alla mescalina", che li porta sempre più in basso e sempre più vicini alla desolante verità di un paese senza storia e senza futuro.
Un grosso equivoco è che questo film parli di droga. Non parla di droga, parla drogato.
Il vero tema è l'America, il Sogno Americano ridimensionato dalla squallida, cinica disperazione dei reduci della generazione dei Fiori. Duke e Gonzo stanno portando l'idea di libertà all'estrema conseguenza, sono dei fuorilegge sregolati e trasgressivi, e la loro è l'unica forma di rivoluzione rimasta contro la grottesca e oppressiva realtà sociale che li circonda. La stagione dell'utopia hippy si è dissolta di fronte ai loro occhi nel giro di tre o quattro anni solamente, nulla è cambiato veramente, le droghe si sono rivelate un'arma a doppio taglio e ciò che rimane è unicamente il rimpianto di ciò che sarebbe potuto accadere.
Questo non toglie che l'humor sia onnipresente e spesso irresistibile. Il film è un coraggioso invito ad esagerare, a non vivere la propria vita secondo i canoni prestabiliti, un inno all'eccesso e alla trasgressione; ma di certo allo spettatore non sono risparmiati i dettagli più disgustosi legati alla dipendenza dalla droga. Quest'ultima infatti diviene un simbolo di un'epoca, l'unica via allora possibile per liberarsi, ma l'irrequietezza e il disagio che stanno alla base dei deliri di Raoul Duke sono vivi anche oggi. Gilliam ha parlato in varie interviste di una reazione alle comode certezze e correttezze dell'era che viviamo, un urlo per tentare di svegliare la gente assopita e soddisfatta da una vita regolare e sicura.
Il film ha suscitato scalpore negli Stati Uniti, non a sorpresa, perché dire qualcosa di non banale sulle droghe oggi è eresia. Parlare della droga e della pazzia come uniche fughe alla realtà di un paese deforme, mostruoso e in caduta rovinosa è pura blasfemia. Ma Gilliam, americano ormai inglese a tutti gli effetti e fiero di esserlo, ha l'ardire di girare un film che parla chiaro, una volta compreso il linguaggio dell'allucinazione.
Non ha paura dell'abisso, e lo fissa; aiutato questa volta anche da un Johnny Depp in stato di grazia e da un Benicio Del Toro scatenato, allucinato, paranoico.
L'unica debolezza del film è la nostra, cioè il capire talvolta di non essere abbastanza competenti da cogliere ogni citazione, ogni rimando a quegli anni 70 americani che pochi europei hanno vissuto a fondo.
- Johnny Depp: Raoul Duke/Hunter S. Thompson
- Benicio Del Toro: Dr. Gonzo/Oscar Z. Acosta
- Christina Ricci: Lucy
- Ellen Barkin: cameriera al North Star Cafe
- Tobey Maguire: autostoppista
- Gary Busey: agente della stradale
- Mark Harmon: giornalista
- Cameron Diaz: giornalista TV
- Jenette Goldstein: cameriera
- Alice Harry Dean Stanton: giudice
- Michael Jeter: L. Ron Bumquist
- Katherine Helmond: addetta reception al Mint Hotel
- Penn Jillette: Carnie Talker
- Craig Bierko: Lacerda
- Flea: Cliente nel bagno della discoteca Matrix



