La falsa democrazia di Facebook
Probabilmente anche chi non ha un account su Facebook, avrà sentito parlare che è strutturato in modo da limitare al massimo il lavoro mentale degli iscritti grazie ad una serie di pulsanti.
Tra i tanti ce n’è uno che permette di esprimere un giudizio su quello che si vede, ad esempio se la foto del nostro amico o quello che scrive ci piace.
Comodissimo, ma se non ci piacesse?
Esiste solo il pulsante per dire che ci piace. E’ come andare al seggio elettorale e avere un solo candidato su cui apporre la nostra croce e speranza.
Sui forum nessuno può esimersi dai commenti su quello che scrive, deve prenderseli, positivi o negativi che siano. L’unico intervento spetta al moderatore nel caso il dissenso fosse manifestato con modi contrari al regolamento.
Con l’avvento dei blog la situazione è leggermente cambiata, il titolare diventa anche moderatore, per cui ha il potere di rimuovere i commenti che non gli vanno a genio o addirittura inibire a determinate persone l’accesso. Malgrado questa possibilità, in pochi la mettono in pratica, anche per non mostrarsi deboli agli occhi degli altri.
Mark Zuckerberg probabilmente non ha mai sentito parlare della “Teoria dell’equilibrio” formulata negli anni cinquanta dallo psicologo austriaco Fritz Heider. Eppure ha capito che per far crescere una comunità, i rapporti interpersonali devono basarsi sul conformismo. Tutti in un’immaginaria sintonia con gli altri.
Gli individui cercano di evitare situazioni conflittuali e, per non creare attriti, propendono per scelte conformiste, adeguandosi alle decisioni degli amici o degli opinion leader. Per esempio se A e B sono amici e A dichiara di apprezzare C, probabilmente B farà lo stesso. Così come se A "tagga" negativamente C, lo stesso tenderà a fare B per evitare fraintendimenti e situazioni instabili.
Secondo la Teoria dell'equilibrio di Heider, ci sono maggiori probabilità che in una comunità si stabiliscano le seguenti relazioni, perché più stabili di altre: “Gli amici dei miei amici sono miei amici”, “i nemici dei miei amici sono miei nemici”, così come “gli amici dei miei nemici sono miei nemici” e “i nemici dei miei nemici sono miei amici”.
Su forum e blog la sintonia si raggiunge col tempo, con il consolidarsi del gruppo, ma può essere costantemente sfidata da quelli che in gergo internettiano vengono chiamati “troll” (con il termine troll, nel codice Internet, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare).
Ovviamente Zuckerberg non ha inventato i meccanismi dei rapporti sociali, ne ha solo esasperato alcuni aspetti sfruttandoli per il proprio tornaconto ma, escludendo i “troll” e chi dissente esclusivamente per il gusto di farlo, il confronto, anche acceso ma civile non è un’occasione di crescita?
Socrate diceva: “Il vero saggio è colui che, partendo dalla necessaria ammissione della propria ignoranza, fa di se stesso l'oggetto del proprio problema, aprendosi al dialogo e al confronto.” – “Saggio è colui che cerca, che sa porsi delle domande e suscitarle negli altri.”
Non mi aspetto che un Social Network svolga compiti educativi, di crescita, ma neppure che porti a una regressione sia nei rapporti interpersonali che nella formazione delle idee.
Se ho la convinzione che il cielo sia giallo e interagisco solo con persone che dicono la stessa cosa, non farò altro che rafforzare la mia idea.
Provate ad applicare questo comportamento in altri ambiti, vedrete che alcuni atteggiamenti negativi per la società, come possono essere i fenomeni d'intolleranza, finiranno col ripetersi all’infinito.
Immaginate come sarà il futuro dei giovani, ancora in formazione, cresciuti interagendo quasi esclusivamente con l’estremizzazione delle teorie di Heider grazie a Facebook.
Giovani che rifuggono il confronto sapranno innescare conflitti generazionali, o gap, quelli che hanno portato i mutamenti sociali più profondi? I sociologi dicono che l’attuale gap generazionale è dato dalle nuove tecnologie, ma è davvero così?
Prima per lavoro, poi per svago, i computer, Internet, i Social Network, sono strumenti utilizzati anche dalle generazioni passate. Ci stiamo forse avviando verso una stagnazione sociale oltre che economica?



