Siamo tutti razzisti?
RAPPORTO UE: ROM, I PIÙ DISCRIMINATI IN EUROPA
Un Rom su due in Europa ritiene di essere stato vittima di un attacco razzista nell’ultimo anno. Seguono africani, sub-sahariani (41%) e nordafricani (36%).
Rapporto dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali (FRA).
Gli zingari, come comunemente sono chiamati i Rom o i Sinti, sono popoli perseguitati già dal 1492 con la cacciata dei «mori, ebrei e zingari» durante il cattolicissimo regno di Aragona e Castiglia, seguono le «cacce agli zingari» del Seicento, la deportazione nelle colonie d’oltremare, l’integrazione forzata di Maria Teresa d’Austria nel Settecento, la schiavitù che dura fino all’Ottocento (abolita nel 1856 in Romania) e raggiunge il culmine nel Porrajmos, lo sterminio, perpetrato dal regime nazi-fascista durante la II guerra mondiale. I pregiudizi e le discriminazioni continuano ancora oggi.
Nel medioevo il nomadismo veniva visto come «maledizione di Dio» probabilmente anche da qui nasce la tendenza delle società moderne di liberarsi della loro presenza anche a costo dell'eliminazione fisica.
I Rom, un popolo nomade che non ha mai avuto confini da difendere, nella sua lunga storia non ha mai dichiarato guerra a nessuno eppure conosce bene il significato del termine persecuzioni.
Attualmente, anche se i massa media non ne danno grande risalto, gli zingari sono sempre più perseguitati in Est Europa, la destra estrema si da appuntamento su Facebook all’inno di «facciamola finita con gli zingari»: perché? Sarà colpa della crisi globale o del fallimento delle politiche di integrazione? Stà di fatto che l’etnia gitana è al centro di spaventose ondate di violenza.
Frequenti anche nelle altre nazioni i cortei, le raccolte di firme e le proteste contro loro, razzismo urlato in faccia che spesso si tramuta in violenza anche omicida, il tutto con il tacito consenso dei governi. Una sorta di guerra civile è in atto contro questo popolo che da sempre si deve difendere da ogni sorta di violenza.
Le cause di questo razzismo dilagante probabilmente sono da ricercarsi nelle integrazioni forzate messe in atto da diversi stati europei, prima tra tutti l’Inghilterra. Politica voluta un po’ per supportare le industrie con manodopera a basso costo, ma anche dai sensi di colpa che il nazismo e il fascismo hanno lasciato in eredità in Germania, Italia e nel cattolicesimo.
Forse se i processi di integrazione fossero stati lenti e naturali, non imposti da leggi, le persecuzioni odierne non si sarebbero verificate ma soprattutto non sarebbero passate inosservate come sta accadendo?



